martedì , 22 agosto 2017
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Chef Bruno De Francesco, Ristorante Zenzero

Chef Bruno De Francesco, Ristorante Zenzero

“Zenzero” dove la tradizione passa attraverso  originali interpretazioni gastronomiche dello chef Bruno De Francesco.

Di Anna Giammetta

 

Solo 24 posti incastonati come gioielli preziosi tra pietre a vista alle pareti  e travi di legno al soffitto. Atmosfera calda e menù studiati per le occasioni. E’ lo “Zenzero”,  grazioso ristorante del giovane Bruno De Francesco nel centro storico di Serra San Bruno. Un posto dal nome orientale ma dai colori e sapori variegati della Calabria. “Zenzero” come  ingrediente da abbinare sia al dolce che al salato, per sorprendere,  dal nome  al profumo diverso da quelli nostrani.

“Chi decide di mangiare fuori ha bisogno di assaporare delle novità e insieme al piatto gustarne anche la sua storia” dice convinto lo chef Bruno. Da questo concetto parte il connubio di tradizione e innovazione tradotte  egregiamente in interpretazioni gastronomiche che promuovono con forza il territorio.

 

 

  1. 1.       Ci racconta il suo percorso professionale? Com’è arrivato ai fornelli?

Non c’è un inizio ben definito di questa passione. Direi che c’è sempre stata perché da piccolino ero sempre nella cucina con mia mamma. Mi ricordo la prima torta insieme all’età di otto anni. Passione cresciuta poi nel gruppo scout e quindi nelle cucine del campo. Da qui il passo automatico della scelta dell’Istituto alberghiero, a Soverato, mentre collateralmente lavoricchiavo nelle pizzerie e nei ristoranti del posto. A fine percorso scolastico la decisione di aprire un ristorante tutto mio a Serra San Bruno. Naturalmente non sono mancati stage ed esperienze collaterali nel campo della gastronomia.

  1. 2.       Come descriverebbe la sua cucina a chi non la conosce?

La mia è una cucina di territorio rivisitata e ingentilita. Prodotti della mia terra soprattutto carne e verdure ma anche pesce . Cerco di creare piatti diversi dal solito sia per accoppiamenti che per preparazione. Mi piace osare in cucina nonostante il miei punti fermi rimangono sempre i sapori, gli odori, i colori della Calabria, soprattutto di questa parte della Calabria. Osare nel senso di sorprendere il cliente, sia all’arrivo del piatto che durante la sua degustazione.

  1. 3.       Quali sono gli ingredienti che predilige per i suoi piatti e perché?

Come detto cerco, attraverso la cucina, di esaltare il territorio. Un ingrediente base è rappresentato sicuramente dai funghi porcini, una tipicità di Serra San Bruno, ma utilizzo molto anche le patate che coltivano a Fabrizia, un piccolo centro poco distante, il fagiolo, ma solo per citarne alcuni. Attraverso questi ingredienti cerco di rivisitare le ricette della nonna e di dargli un tocco di modernità per renderle ancora più appetibili ed allegre.

  1. 4.       Il territorio, in particolare quello calabro, è una risorsa o un ostacolo?

Penso che la Calabria sia il Bene e il Male. Sicuramente vivendo in Calabria per chi vuole emergere è più facile in quanto c’è meno concorrenza, e se riesci a fare qualcosa di diverso riesci anche prima a farti notare proprio perché gli spazi non sono saturi rispetto ad altre zone d’Italia. Ovviamente c’è anche l’ostacolo di riuscire a trovare le persone giuste, i momenti giusti per poter andare avanti e credere in quello che si fa. Perché spesso ci sono i momenti di sconforto. Difficilmente tutte le sere si ha il locale pieno o difficilmente tutti riusciranno a capire quello che si vuole trasmettere attraverso un piatto elaborato. Ma se ci credi la gratificazione  arriva.

  1. 5.       Dove trovi l’ispirazione per creare un piatto?

I miei amici scherzando dicono che le ricette “me le sogno la notte”. Io sono molto cristiano e credo nei talenti che ci vengono dati dall’Alto. Naturalmente il talento unito ad una forte passione riescono forse a darmi quella serenità ed energia giusta per creare.

  1. 6.       Lo Chef deve essere una buona forchetta?

Io lo sono. Adoro mangiare. Ma in generale penso che lo chef deve essere una persona con una buona cultura nel campo enogastronomico. Una cultura che deve dare le basi su cui lavorare ed elaborare dei piatti. Per fare questo non basta  essere solo una buona forchetta o semplicemente avere una passione. Occorre studio ed impegno costante.

  1. Quanto è importante la rete nel suo settore.

Fare rete ti consente di avere quella marcia in più che serve per lavorare sempre di più e meglio. Faccio parte  dell’Alleanza cuochi e  Presìdi  Slow Food che riunisce oltre 300 cuochi di ristoranti ed osterie, impegnati a sostenere i piccoli produttori locali custodi della biodiversità impiegandone ogni giorno i prodotti. Ci credo molto nel confronto e nello stimolo che si riceve e che si cerca di dare.

 

  1. 8.       Lei è giovanissimo ma inseguendo una passione ha creato anche un lavoro. Cosa direbbe ai suoi coetanei soprattutto in questo momento di crisi e soprattutto al sud?

Io non smetterò mai di ripetere che ho aperto il ristorante a Serra San Bruno perché credo nel Sud e nella Calabria. Questo locale in un altro posto non sarebbe la stessa cosa.

Ai miei coetanei suggerisco di andare via ma solo per fare delle esperienze, per aumentare le conoscenze, per impreziosire il bagaglio culturale. Ma poi tornare perché la Calabria offre davvero molto. Occorre non abbandonare mai il sogno di creare qualcosa per la Calabria, per far crescere questa regione meravigliosa e ricca di tante sorprese.

 

 

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