martedì , 21 novembre 2017
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Bufavella

Bufavella

La loro azienda agricola si chiama Favella spa, e si trova a Corigliano Calabro, nella Piana di Sibari. I marchi che producono e commercializzano sono due, “Bufavella” e “Torre Saracena”. Sono due fratelli, Luigi e Nicola Rizzo, e portano avanti un’attività avviata negli Anni ’30. A Luigi abbiamo chiesto di raccontarci la storia recente di quella che, oggi, è una realtà importante dell’agricoltura e dell’allevamento in questa regione.

L’azienda nasce negli Anni ‘30, con una vocazione strettamente pastorale, possiamo sostenere che siete stati davvero pionieri in agricoltura?

«Certamente sì. Favella è testimonianza di una delle più antiche comunità agricole del Mediterraneo, nel 1970 ottiene la medaglia d’oro dal Ministero dell’Agricoltura per l’ottimo livello raggiunto in campo zootecnico (bovini da latte). Oggi come allora, siamo un’azienda all’avanguardia nel panorama zootecnico regionale».

Oggi l’azienda vanta 400 ettari circa, ci descrive la ripartizione?

«Settantacinque ettari sono destinati ad agrumeto, 70 ettari alle risaie e 16 ettari circa agli uliveti. Gli ettari che residuano sono destinati a seminativo».

Nel 2005, l’anno della svolta, si passa dall’allevamento bovino a quello bufalino. Quali le ragioni?

«I margini del nostro allevamento bovino si erano talmente assottigliati da spingere me e mio fratello a convertire il tutto in allevamento bufalino realizzando un caseificio aziendale che ha consentito la trasformazione integrale del latte prodotto in mozzarelle e formaggi. È stata una scelta al limite dell’azzardo, ma se pur con fatica è una scelta che ci sta dando ragione».

Nasce quindi Bufavella: ci parli delle linee di prodotto che realizzate.

«Produciamo mozzarella e formaggi, tutto rigorosamente prodotto utilizzando il nostro latte di bufala. La carne di bufala, poi, è una carne ad alto contenuto di ferro e speriamo che possa affermarsi sui mercati nei prossimi anni.»

A proposito, qualche giorno fa è stato presentato a Londra il primo hamburger da cellule staminali della mucca, senza sangue e senza grasso. Che futuro avrà secondo lei questa scoperta?

«Rimango molto perplesso, ho sempre mangiato cose di cui conosco l’origine e il processo produttivo».

Torniamo a voi. Perché il nome Torre Saracena? Quando nasce, e cosa produce?

Da piccolo, mio fratello pensava che nella Torre – che è tutt’ora parte della nostra azienda,– ci fossero i Saraceni. Da qui l’idea del nome. Torre Saracena come prodotto, invece, nasce da un’idea progetto del 1993 realizzato in partnership, ma dal 1999 produciamo e commercializziamo in proprio prodotti sott’olio, creme vegetali, sughi, pasta, riso, marmellate e canditi al cioccolato. Il fatturato del 2012 è stato di 500.000 euro. Il 90% del nostro prodotto va all’estero: Inghilterra, Svizzera, Germania, Emirati Arabi, Giappone»

Come affronta l’azienda le sfide di un agricoltura globalizzata?

«Grande attenzione in campo energetico – sui tetti della nostra azienda sono posizionati pannelli solari – siamo molto attenti ai costi di produzione e abbiamo una maniacale attenzione alla qualità dei nostri prodotti e ai servizi».

Cosa pensa dell’e-commerce in gastronomia?

«Da consumatore, preferisco scegliere nello scaffale. Ma mi rendo conto che è una via da non trascurare».

Cosa manca al sistema agroalimentare calabrese per essere competitivo e affrontare meglio i mercati?

«Carenza di trasporti, aeroporti spesso lontani dalle aree produttive e il peso della burocrazia (oltre ovviamente, ad un’insostenibile pressione fiscale, anche se questo è un problema nazionale e non solo calabrese) sono decisamente dei flagelli per noi, la buona volontà di pochi non basta. Serve un vero confronto di idee, e si deve partire da piccole reti di produttori, piccole cellule che inglobano altre cellule. E cosi via».

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