martedì , 12 dicembre 2017
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Chef Luigi Quintieri

Chef Luigi Quintieri

Il plurimedagliato Chef  Luigi Quintieri  con i suoi raffinati piatti  regala grandi emozioni gustative e visive attingendo alle feconde risorse del giacimento enogastronomico calabrese, del quale , oltre che custode ed interprete innovativo , è anche  strenuo alfiere della riscoperta e valorizzazione. Dal 2008 è Patron e Chef a Soverato (Cz) del ristorante ‘La Tavola di  Melusinda’, punto di riferimento degli artisti che frequentano la Perla dello Ionio. Lo Chef è reduce da una entusiasmante performance professionale a Tel Aviv, nella residenza dell’Ambasciatore d’Italia, dove ha fatto conoscere ed apprezzare i sapori della Calabria, ed all’Hilton dove nella prestigiosa sala ‘King Solomon’ sta riscuotendo un enorme successo  con l’esclusivo menu calabrese elaborato ‘ad hoc’ che sarà disponibile fino al 30novembre

Come nasce la passione per la cucina?

Nasce per sbaglio, mi sono iscritto alla scuola alberghiera perché non c’era la matematica, però sin dal primo anno la scuola mi ha affascinato. In quel periodo ho partecipato all’allestimento dei banchetti per il Presidente della Repubblica Sandro Pertini e per Papa Giovanni Paolo II,  da lì ho avuto una scarica di adrenalina che mi ha dato la spinta a proseguire  e poi da subito mi sono reso conto che in cucina ogni cosa  per me era facile e spontanea.

Come definisce il suo stile in cucina e quali chef considera i suoi maestri?

Cucina Mediterranea legata al territorio , il cosiddetto Km ‘zero’ ma in una veste innovativa. In Italia il mio riferimento è don Alfonso Iaccarino che per me è il massimo, e poi veri e propri guru della cucina italiana nel mondo come Michele D’Agostino, Alberto Tomasi, Fabio Momolo ma pure tre chef pugliesi, l’enfant prodige Pierluigi Ardito,e poi Gabriele Ferro e Fabio Pisani.

Quali  sono i pregi che  uno chef dovrebbe possedere?

Alla base c’è la pazienza, lo chef è quello che in una situazione drammatica di lavoro riesce a trovare la soluzione. In più deve avere gusto e occhio artistici, il piatto deve essere buono da mangiare e bello da vedere.

Lo chef dipinge e crea come gli artisti?

Ne sono convinto, il mio motto è ‘il gusto estetico del cibo’.

Nella concezione di un nuovo piatto qual e’ la parte più complicata?

Saper abbinare bene gli ingredienti per dare equilibrio al piatto e poi dare il giusto ‘look’. Il piatto deve essere cromatico e i miei piatti infatti sono coloratissimi, in pratica faccio cromoterapia in cucina.

Quanta Calabria porta con sé nel suo lavoro e cosa può offrire la nostra regione all’alta gastronomia? 

Tutta. Siamo una delle terre più belle in assoluto. Sotto il profilo enogastronomico siamo una delle regioni che fa cultura, i nostri prodotti sono eccelsi e bisognerebbe fare emergere di più il nostro patrimonio , in questo momento penso alla ‘stroncatura reggina’.

Tra le sue creazioni c’e’ una ricetta che ama di piu’?

Caramelle di grano saraceno farcite con agnello, patate e carciofi su vellutata di piselli, che ho presentato alla gara ‘La Pasqua nella gastronomia calabrese’, che poi ho anche vinto.

Per la sua carriera sente di dover ringraziare qualcuno in particolare?

Mia madre , prima di ogni cosa, è una grande cuoca, sicuramente è una questione di DNA. Però anche la  caparbietà di fare le cose in un ambiente ostile, nel mio caso quando ancora in Calabria non c’era la moda della cucina.

Luigi Quintieri ha un sogno?

Certamente, istituire una scuola di cucina ad alti livelli con grandi maestri italiani.

Quale consiglio darebbe ad un giovane che vuole fare lo chef ?

Chi si affaccia a fare lo chef deve mettere in preventivo che deve andare controcorrente come il salmone, quando gli altri sono liberi lo chef deve lavorare, è un mestiere difficile, bello, impegnativo e sacrificante, ma ci vuole anche il talento.

Chef proponga un menu ai lettori di Calabria a Tavola.

Entrée di orzo perlato con funghi porcini e ricotta affumicata; primo: maltagliati con farina di grano saraceno e kamut, rana pescatrice e punte d’asparago,:secondo: spatola alla vecchia contadina con ulive nere, capperi e pomodorino, dessert cioccolato e melanzana.

Massimo Ranieri

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