martedì , 24 ottobre 2017
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Cirò

(Bianco; Bianco Classico; Rosato; Rosso; Rosso Superiore; Rosso Superiore Riserva; Rosso Classico; Rosso Classico Superiore; Rosso Classico Superiore Riserva). Il Cirò, definito da Hugh Johnson (autore del libro Atlante dei vini) come “Barolo del sud”, in realtà ha una storia che affonda le sue radici all’epoca della Magna Grecia. La leggenda narra, infatti, che i coloni greci, sbarcando sulle coste della Calabria rimasero  stupiti dalle sterminate colture di vite, tanto da introdurre nelle zone di Sibari e Crotone il cosiddetto “krimisa”, l’antenato dei vitigni attualmente coltivati. Un vino pregiato, tanto da essere offerto ai vincitori delle Olimpiadi (e la tradizione vene ripetuta, anche con intento propagandistico durante le olimpiadi del 1968, quando il Cirò venne offerto agli atleti vincitori delle competizioni). Nel 1989 il vino Cirò ottenne la denominazione Doc. Per fregiarsi di tale riconoscimento, il vino dev’essere prodotto nei territori di Melissa e Crucoli. Tra le caratteristiche organolettiche, troviamo limiti ben precisi: la resa massima di uva ammessa per la produzione dei vini Cirò Rosso e Rosato non deve superare i 115 quintali per ettaro, mentre per il Cirò Bianco il limite è di 135 quintali per ettaro, pena l’esclusione dalla DOC. La resa massima delle uve in vino non deve inoltre superare il 70% per il Cirò Rosso e Rosato, ed il 72% per il Cirò Bianco. I vitigni autorizzati per la produzione sono tre: Gaglioppo, Greco Bianco e Trebbiano Toscano. Il Rosso e Rosato presentano colore rosso-rubino più o meno intenso; il profumo è intensamente vinoso, ma delicato e gradevole; il sapore è caldo, corposo, armonico e tende a diventare sempre più spiccatamente vellutato col procedere dell’invecchiamento. Queste tipologie di vino presentano una alcolicità relativamente elevata: la gradazione alcoolica minima complessiva è, infatti, di 13°. Qualora, tuttavia, all’atto della messa in vendita il vino avesse una gradazione alcolica superiore ai 13.5°, questo può fregiarsi in etichetta dell’attestazione “Superiore”. La tipologia “Rosso”, in particolare, presenta un periodo di invecchiamento obbligatorio stabilito in un tempo di nove mesi, ma se l’invecchiamento viene protratto per almeno due anni, in etichetta può essere riportata la qualificazione “Riserva”. Il Cirò Bianco presenta un bel colore giallo paglierino, più o meno intenso; il suo profumo è fruttato, gradevole e spiccatamente vinoso, mentre al palato il suo sapore è secco, delicato ed armonico. Il suo titolo alcolometrico volumico minimo è di 11°; La messa in commercio del Cirò è autorizzata solo a partire dal 1° giugno dell’anno successivo alla vendemmia, inoltre a quei vini provenienti da uve prodotte e vinificate nei territori comunali di Cirò e Cirò Marina il Disciplinare riserva inoltre la qualifica aggiuntiva di “Classico”. Le virtù di questo vino sono, secondo le fonti storiche, terapeutiche: il vino è infatti un tonico per la vecchiaia e per recuperare le forze dopo una malattia.

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