martedì , 12 dicembre 2017
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Colacino Wines

Colacino Wines

Come prendere una piccola azienda di famiglia e farla camminare oltre i confini  regionali, nazionali ed oggi internazionali? L’azienda è la Colacino Wines, a gestirla Maria Teresa e Mauro Colacino due fratelli che hanno saputo ben coniugare i valori, la tradizione e la valorizzazione dei prodotti tipici di una terra come la Calabria con una buona dose di innovazione e managerialità. Passione, impegno, costanza, caparbietà, ma soprattutto la capacità di riuscire a capire il mercato economico e sostenerne il suo frenetico passo.

  1. 1.       Chi è Mauro Colacino?

Non è mai facile descriversi perché subentra sempre un senso di pudore e modestia. Per facilitare dirò “che fa” Mauro Colacino. Mi occupo  da diversi anni di una azienda vinicola insieme a mia sorella, Maria Teresa. Entrambi facevamo tutt’altro lavoro ma poi la passione per il vino trasmessaci da nostro padre è stata più forte ed eccoci qua.

  1. 2.       Una passione di famiglia dunque?

Si, papà era un medico condotto e aveva una grande passione per i vini. Lui toglieva il camice bianco da medico e indossava quello per entrare nella sua modesta cantina. Ed io da piccolo lo seguivo. Coltivava un antico vitigno da cui produceva un vino chiamato “Britto”  grazie a lui oggi molto ricercato ed apprezzato.

Lui era un cultore di vino, non lo commercializzava. Ne faceva un migliaio di bottiglie l’anno che regalava orgoglioso ai suoi amici più cari. Nel 1968 nacque l’azienda Colacino e quando quindici anni fa mio papà venne a mancare  io e mia sorella decidemmo di trasformare la sua e anche ormai quella che era  diventata la nostra passione in un lavoro. Abbiamo iniziato commercializzando 1000 bottiglie di vino ed oggi ne produciamo 160.000.

  1. 3.       Ci dice tre aggettivi che descrivono al meglio la sua azienda?

Passione, costanza, professionalità. La passione è il motore di ogni imprenditore, credo non ci sia bisogno di aggiungere altro. La costanza, che spesso sfocia in  caparbietà è una caratteristica di tutti i calabresi ed è anche grazie a questa se  portiamo a casa belle soddisfazioni. Noi esportiamo il 90% della nostra produzione all’estero. E questo richiede davvero un lavoro costante di promozione. Non è facile far conoscere prodotti di un piccolo territorio in giro per il mondo. Oggi abbiamo compratori da Cina e Giappone che stufi di vini blasonati sono alla ricerca di prodotti tipici più sofisticati e meno conosciuti. La professionalità, invece, per me è racchiusa nelle bottiglie di vino per qualità del prodotto, precisione nelle consegne, garanzia della materia prima, basti pensare che gli 11 vini che produciamo sono fatti con vitigni autoctoni.

  1. 4.       Cosa racchiude una bottiglia di vino?

Il vino per me deve essere l’espressione di un territorio. Deve parlare della storia, della cultura di dove nasce, dei costumi, delle tradizioni. Può piacere o non piacere ma il vino deve raccontare tutto ciò.

  1. 5.       Ci parla dei suoi vini?

La nostra punta di diamante è senza dubbio il “Britto Savuto Superiore D.O.C”; un vino dal profumo intenso di amarena speziata. Il suo sapore sedusse anche Mario Soldati che nel suo libro “Vino al vino” del 1975 scrisse “Nessuno è Savuto, Savuto è solo il Britto”.Poi c’è il “Vigna Colle Barabba” un vino rosso molto intenso con sfumature quasi violacee; e ancora l’”Amanzio” e i bianchi più freschi e giovanili.

 

  1. 6.       Il territorio Calabro se da una parte premia per le quantità e qualità di vitigni, dall’altro penalizza per la posizione geografica. Quanto è difficile per una azienda del Sud incidere sul mercato nazionale?

Soprattutto al Sud è difficile contare su una rete, dove per rete intendo sia di infrastrutture che di persone. E’ difficile a livello burocratico, a livello istituzionale. Però bisogna avere pazienza e costanza, rimboccarsi le maniche e andare avanti.

  1. 7.       In Italia tante sono le manifestazioni vinicole. Pensi sia utile dal punto di vista della promozione.

Si è utilissimo. Soprattutto per noi che stiamo nella punta estrema dell’Italia. Bisogna prendere la valigia e andare per fiere e manifestazioni. I consumatori solo dopo che ti conoscono possono venire a trovarti.

  1. 8.       I vini oltre che ad accompagnare i cibi accompagnano anche la personalità e le caratteristiche di un territorio. Qual è a suo avviso quello che racconta meglio la Calabria?

Oltre al Britto,  il Vigna Colle Barabba che è un brandy di 4 vitigni che rappresentano tutte le tipicità del territorio. Un vino molto corposo con una bella persistenza buona acidità e che rappresenta il carattere un po’ dell’azienda ma anche il carattere della gente della Calabria. Questa terra produce vini inimitabili dalle caratteristiche inconfondibili grazie alle particolari condizioni del sole, dell’umidità, della luce, del calore. I vigneti sono collocati a cinquecento  metri sul livello del mare (nel comune di Marzi –CS)  e quindi un clima molto mite.

  1. 9.       Bisogna essere necessariamente esperti per riconoscere un buon vino?

Chi decide è il consumatore. Si può essere esperti sommelier o semplici consumatori chi decide è sempre il palato e quell’alchimia che si crea sorseggiando un vino, tra palato, testa,stomaco ed emozione.

  1. 10.   A che punto è la realtà enologia nel nostro paese?

Probabilmente in molti settori l’Italia è scesa dai gradini del podio ma in enologia il Made in Italy rimane comunque un marchio di garanzia e qualità. Tant’è che anche nell’esportazione, pur tra mille difficoltà,  abbiamo superato i quantitativi esportati dalla Francia. Quello che ci aiuta molto in questo settore è proprio la grande varietà dei territori, dei microclimi che rendono il gusto unico e differenziano il prodotto.

  1. 11.   Perché il mondo del vino è senza dubbio il più ricco di contraffazioni. Come ci si difende in

questo caso?

Devo dire che ad essere contraffatti sono soprattutto i vini blasonati. Pertanto i nostri vini non corrono questo rischio. Noi semmai abbiamo il problema opposto e cioè quello di farci scoprire e di riuscire a penetrare una fetta di mercato. Ancora una volta torna in nostro aiuto il territorio come garanzia di esclusività. Ma quello della contraffazione è un problema serio che lo stato dovrebbe meglio regolamentare e riuscire a fronteggiare con una tracciabilità più chiara e trasparente nella fase delle importazioni.

 

  1. 12.   Nel mondo del vino esistono professionalità emergenti o nuove possibilità lavorative?

Le professionalità sono essenziali. Per fare un buon bicchiere di vino c’è bisogno del bravo agronomo, dell’enologo, del manager che riesce a promuovere il prodotto.

Nella mia azienda lavorano sei persone oltre alle varie cooperative sociali a cui mi affido per la potatura, per la raccolta, per la cura dei vigneti. Anche in questo lavoro non ci si può più improvvisare.

  1. 13.   Oggi i consumatori hanno sempre più la consapevolezza di volere prodotti biologici. Com’è cambiato il mercato del vino, se è cambiato.

Devo essere sincero a me ha sorpreso molto constatare che Cinesi e Giapponesi, statisticamente parlando,  hanno palati molto più raffinati di noi italiani. Credo che questo dipenda dal fatto che in molte zone del Paese, come ad esempio da noi in Calabria, ognuno si fa il proprio vino quindi il palato è abituato ad una miscela di sapori. All’estero, invece, che non hanno una tradizione del vino fatto in casa ed hanno una tradizione di vino medio-alta,  i palati sono stati abituati ad assaporare sapori selezionati.

Il mercato del vino è cambiato dal punto di vista della commercializzazione e della promozione. Non basta solo fare un buon prodotto, occorre anche saperlo vendere, saperlo proporre, farlo conoscere. E’ cambiato, dunque l’approccio e la cultura. Di grande aiuto sono senza dubbio convegni, studi e seminari dedicati.

 

 

Anna Giammetta

EATALY - alti cibi