martedì , 22 agosto 2017
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Intervista a Vito Pace, Presidente del Consorzio del Caciocavallo Silano Dop

Intervista a Vito Pace, Presidente del Consorzio del Caciocavallo Silano Dop

Grintoso determinato con tante idee per la testa, Vito Pace, da 3 anni alla guida del Consorzio del Caciocavallo Silano Dop, di cui ne è anche uno dei fondatori, che ha sede a Camigliatello Silano (CS) ci racconta le attività, i progetti, i traguardi, i percorsi ed i nuovi orizzonti.

Qual è la tipicità del caciocavallo silano?

Il caciocavallo silano è un prodotto” nobile” il più vecchio formaggio fino ad ora conosciuto al Sud. Addirittura durante l’unità d’italia quando Garibaldi passò dalla Calabria gli fu donato un pezzo di caciocavallo. Non è una leggenda. Il tutto è documentato da una pergamena che lo stesso Garibaldi volle far recapitare in segno di ringraziamento sia per l’ospitalità sia per la qualità del prodotto. E’ un formaggio a cui il Ministero  da circa 20 anni ha riconosciuto la D.O.P raggruppando il formaggio silano tipico prodotto che si produce sull’altopiano della sila e il nome caciocavallo che è tipico anche di altre regioni. Naturalmente il caciocavallo silano si attiene rigidamente ad un disciplinare con tutte le varie fasi di produzione, quantità ecc.

Varia, rispetto ad altre regioni nella forma. Il caciocavallo silano ha infatti una forma tronco-conica mentre nelle altre regioni ha una forma a pera con la classica testina lavorata.

Come nasce il  consorzio del caciocavallo silano?

Il Consorzio di Tutela ”Formaggio Caciocavallo Silano DOP”, nasce nel dicembre del 1993 su iniziativa di alcuni produttori del sud. Riconosciuto dal MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali), ha ottenuto la DOP Europea con il Reg. CE n. 1263/96.

Il consorzio è interregionale ed è formato da 5 regioni: La Calabria, la Basilicata, la Puglia, il Molise e la Campania.

E’ una società che non ha grossi numeri, ad oggi abbiamo certificato circa 750 mila chili di prodotto per un valore commerciale di oltre 10 milioni di euro. Non sono grossi numeri ma le cifre sono considerevoli, se spalmate su 30 soci significa che ogni socio ha un fatturato di circa 100 milioni di euro che non è poco. Ci sono numerosi dipendenti e se consideriamo tutta la filiera possiamo dire che crea un bel po’ di lavoro e di movimento economico.

Qual è lo spirito del Consorzio?

Innanzi tutto quello di poter valorizzare i prodotti tipici delle nostre regioni come per l’appunto   il caciocavallo silano. Ma non solo. Valorizzare ma anche promuovere, insieme ai prodotti, anche  il territorio. Ci teniamo molto a questo concetto perché siamo convinti che attraverso i prodotti possiamo valorizzare i territori, la nostra cultura e inoltre possiamo dare quel valore aggiunto ai soci e a tutto l’indotto della filiera del latte preservandolo dalle grandi multinazionali. Noi naturalmente con il consorzio cerchiamo sempre di contrastare questo fenomeno perché vogliamo che il nostro latte serva a fare solamente i nostri prodotti con i  criteri di garanzia di genuinità e artigianalità. E’ chiaro che è difficile contrastare le grandi industrie prima di tutto per una questione economica. Il Ministero ultimamente ha tagliato molti fondi e quindi quello che facciamo riusciamo a farlo solamente con le quote associative o la contribuzione dei soci. E’ difficile ma noi ci stiamo provando.  Questa in sintesi la storia del consorzio ma ci sono altre attività che noi coniughiamo.

Ad  esempio?

Potrei dire coniugare le varie culture anche tra le regioni. Un limite delle regioni del Sud è quello di non riuscire a fare rete ma il vero punto di forza sta proprio in quel tessuto di relazioni allargate. Dobbiamo riconoscere che la cultura nostra non è quella di unirsi ma oggi più che mai in questo momento di crisi l’unione è fondamentale per essere più forti. Riuscire a canalizzare su uno stesso prodotto culture diverse è oggi , dunque, già un successo oltre che  una grande soddisfazione personale.

Quali attività porta avanti oltre la valorizzazione e la tutela del prodotto?

Intanto ci tengo a precisare che non abbassiamo mai la guardia dal salvaguardare il prodotto dalle tantissime contraffazioni che si trovano in commercio. E poi c’è la promozione attraverso delle degustazioni a fiere, eventi e quant’altro non solo a livello locale ma soprattutto raggiungendo quelle potenziali fette di mercato del nord Italia e dell’estero.

Naturalmente anche attraverso riviste specializzate, brochure e altro materiale informativo, il sito internet www.caciocavallosilano.it, il profilo Facebook.

Ultimamente avete partecipato a tante fiere importanti: Colonia, Barcellona, Stati Uniti. Come viene recepito il prodotto all’estero?

All’estero ci sono molte opportunità di farci conoscere. Ci accolgono sempre molto bene. E poi non dimentichiamo che all’estero ci sono tanti conterranei. Tantissimi calabresi che apprezzano i sapori  della loro terra.

Quali le difficoltà  da affrontare.

Ci lamentiamo un po’ perché nonostante procuriamo un dignitoso movimento le politiche nazionali prediligono sempre le grandi aziende. Soprattutto al Sud abbiamo l’esempio di tante industrie a cui vengono dati finanziamenti a pioggia senza considerare che il nostro territorio non ha vocazione industriale. Per questo occorrerebbe incentivare l’agricoltura e canalizzare le risorse sulle piccole e medie imprese legate ad essa. Occorre attivare dei percorsi eno-gastronomici legati al turismo perché le nostre regioni hanno tanto da mostrare. Sono certo che le tipicità dei prodotti uniti al fascino dei paesaggi potrebbero diventare davvero un volano per l’economia del Mezzogiorno.

Quali i prossimi obiettivi del consorzio?

Le idee sono tantissime. Inizialmente è stato faticoso far capire ai soci l’importanza della cooperazione, l’importanza di discutere tutti intorno ad un tavolo e capire che la chiave di volta inizia proprio dalla discussione e dal confronto. Ma piano piano abbiamo fatto un bel percorso di crescita. Ora il mio sogno è quello di creare una commerciale che possa seguire il consorzio nei vari mercati sia  Italiani che esteri. Con la mia esperienza posso affermare che i soci quando incontrano un mercato estero non sono preparati al discorso della cooperazione e quindi succede che si scatena solo una concorrenza tra di loro. Com’è noto un consorzio non può vendere allora sarebbe il caso che i produttori affidassero i loro prodotti per la  vendita ad un altro soggetto giuridico (chiamiamolo in questo caso commerciale) che si occupi per l’appunto solo ed esclusivamente della vendita della commercializzazione di quel prodotto e di quella etichetta procurando così degli utili certi per i produttori. Per fare questo occorre però garantire oltre alla qualità costante anche  un certo quantitativo di latte e quindi occorre fidelizzare i produttori e convincerli a  non vendere il loro latte ad altre aziende.

La sua azienda “Piano della Spina” è una dei maggiori produttori di caciocavallo silano Dop.

La mia azienda nasce nel 1987 ed è situata nella zona settentrionale della Basilicata, in un’area dominata dal Vulture, montagna vulcanica, che grazie alla sua lava ha reso il terreno straordinariamente fertile, incastonata tra i castelli di Melfi e di Castel Lagopesole, realizzati dall’imperatore Federico II. In questo comprensorio si trova Filiano che da sempre ha una tradizione lattiero-casearia legata in particolar modo al pecorino. Infatti il nome Filiano deriverebbe dalla tradizione di filare la lana, legata all’allevamento di pecore e capre. E’ qui che si trova “Piano della Spina” dove sono prodotti i formaggi rigorosamente prodotti con latte locale. Nonostante produco diversi tipi di formaggio (il pecorino, la provola, il cacio ricotta) la mia maggiore produzione riguarda proprio il caciocavallo silano Dop.

Anna Giammetta

EATALY - alti cibi