martedì , 21 novembre 2017
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La Seta di Cortale

L’arte della tessitura a Cortale (CZ) è stata sempre presente: le donne di Cortale indossavano degli scialli in lino, cotone e in seta con disegni e colori molto particolari (derivanti da tinte naturali) e ben riconoscibili come ad esempio quelli a strisce, fino ai primi del ‘900.

Il famoso glottologo ed antropologo tedesco Gerhard Rohlfs, nel 1924 ritraeva le donne di Cortale antica nel loro costume caratteristico e sull’uscio di casa con il “fuso” ed il “filatoio”.

Cortale stessa fino alla fine dell’800 faceva parte del cosiddetto “triangolo della seta” (Cortale, Borgia, San Floro) quale territorio di grandi produzioni di seta e tessuti serici di qualità con i quali veniva rifornita la grande e rinomata industria della seta di Catanzaro, le cui origini si fanno risalire addirittura all’anno mille con una crescita di tale attività che raggiunse il culmine nel ‘600 per poi andare incontro ad un declino progressivo due secoli dopo. Da quì la grande diffusione del Gelso (Morus alba e Morus nigra) delle cui foglie si nutrivano i bachi da seta (Bombyx mori).

E la bachicoltura era un’attività familiare: tutti in casa allevavano i bachi sui telaietti per poi fornire i bozzoli (bianchi o gialli) da cui trarre il prezioso filamento tramite tecniche ormai oggi scomparse.

Ma a Cortale i coniugi Marianna e Nicola Procopio ed un’associazione femminile da più di dieci anni portano avanti l’antica tradizione serica allevando i bachi, ottenendone la seta e producendo rari e preziosi manufatti, venduti ed esportati ovunque: coperte, copricoperta, tovaglie ed asciugamani, cuscini, centri, paralumi, scialli e sciarpe, sacchettini e bomboniere. Produzioni uniche e preziose in quanto tutte diverse l’una dall’altra in quanto realizzate a mano e con l’antico telaio e per questo veri esempi di arte e di design.

Un’attività di filiera, dal baco alla seta, che si è tramandata da generazione in generazione e che forse in Italia è unica. Per cui la “Seta di Cortale” non poteva non fregiarsi del marchio De.c.o.

Fonte www.calabriadeco.it

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