martedì , 19 settembre 2017
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Masseria Luigi Canino

Masseria Luigi Canino

Dai pendii che dal mare Jonio salgono verso la Presila Catanzarese e da quelli che dal Golfo di Squillace avanzano nella direzione delle Preserre catanzaresi, nasce l’olio extravergine d’oliva biologico delle Masserie Canino. E’ questo un areale particolarmente vocato all’olivicoltura, per la natura incontaminata , per la fertilità ed una esposizione privilegiata e costante al sole. Alle spalle dell’azienda, guidata oggi da Luigi Canino, c’è una lunga tradizione familiare, inaugurata dal nonno e proseguita da Rosario Canino, ed un’unica filosofia aziendale che da sempre punta alla qualità del prodotto.

Luigi Canino, che ancora conserva netti ricordi di quando le olive venivano raccolte da terra, appartiene a quella categoria di produttori che riconoscono le virtù e la generosità del territorio e che rispettandone la vocazione amano ritrovarne nei prodotti l’essenza più autentica. I due oli extravergini delle Masserie Canino, commercializzati con le etichette ‘Due mari’ e ‘Jolio’, sono il fiore all’occhiello della produzione e scaturiscono da un percorso speciale attentamente monitorato e ‘disciplinato’ secondo i dettami dell’agricoltura biologica. Sui poderi aziendali, gli agronomi delle Masserie Canino controllano costantemente la qualità dell’humus per conferire all’olivo le condizioni ottimali di sviluppo; in particolare nei terreni indirizzati alla coltivazione biologica vengono impiegate sostanze organiche e tecniche atte a creare la naturale fecondità del terreno. Dopo la raccolta e la spremitura, l’olio viene stoccato in moderni recipienti di acciaio inox che ne garantiscono una migliore conservazione creando una barriera ermetica   all’azione della luce, dell’ aria e degli odori, che altrimenti ne comprometterebbe le caratteristiche; infine il prodotto viene imbottigliato ed etichettato ed è pronto per il consumo. L’iter seguito nella produzione permette all’olio delle Masserie Canino di esaltarne le peculiarità nutrizionali ed organolettiche offrendo al consumatore quelle inconfondibili qualità di gusto, di aroma e di colore che contraddistinguono la produzione dell’azienda. L’olio extravergine di oliva delle Masseria Canino si fregia oltre che della denominazione ‘biologico’, controllata e certificata dall’organismo indipendente ‘Suolo e Salute’, anche dell’attestazione di tracciabilità rilasciata dall’ente terzo ‘DNV’ che attraverso un codice permette al consumatore di risalire e verificare le tappe del processo produttivo dalla raccolta al confezionamento. Gli oli delle Masserie Canino, inoltre, sono sottoposti al Panel Test, un’analisi sensoriale eseguita da un gruppo di esperti che ha il compito di valutare e certificare le caratteristiche organolettiche. Dal punto di vista commerciale l’azienda si è affermata sui mercati locale, nazionale e su quello estero, grazie all’attuazione di una politica lungimirante che ha puntato all’innovazione ed all’eccellenza. Valori che ormai rappresentano i presupposti delle scelte effettuate da consumatori sempre più attenti ed alla ricerca di precise garanzie sul prodotto. Insomma alle Masserie Canino l’olivicoltura rappresenta una vero e proprio patrimonio che ogni generazione ha saputo adattare e trasformare allo spirito del tempo, un ciclo che il patron,oggi, sogna possa ancora realizzarsi con l’ingresso dei propri figli in azienda.

Intervista al dott. Luigi Canino, Presidente APO-UNASCO Catanzaro e Presidente Nazionale UNASCO. 

La Calabria vanta a livello nazionale una performance nella produzione di olio di oliva che la vede seconda dietro solo alla Puglia. Negli ultimi anni, nella regione, sono stati fatti passi decisivi per modernizzare il settore grazie al forte impegno sul campo delle associazioni e alla propensione dei produttori a recepire quei valori che rendono più competitive le aziende e migliorano anche la qualità dell’olio. Una sinergia, dunque, nel segno che l’unione fa la forza in un mercato già agguerrito a livello italiano , e dove si avvertono anche le pressioni di competitor come Spagna e Turchia. Se è troppo parlare di rivoluzione sicuramente si può dire,comunque, che c’è stata una profonda trasformazione del comparto e che la strada da percorrere, tuttavia, è ancora lunga. Sulle virtù salutari e sul gusto dell’olio d’oliva esiste un’ampia e comprovata pubblicistica, ma si tratta di attributi e peculiarità che sono direttamente proporzionali al pregio dell’olio: l’extravergine. A incoraggiare e tracciare un nuovo percorso in olivicoltura c’è l’APO-UNASCO, l’associazione di produttori di olive che a sede a Catanzaro ed opera anche su tutta la provincia, a Crotone ed a Vibo Valentia. L’organizzazione è associata all’UNASCO nazionale che è ramificata in 10 regioni italiane (dal centro al sud ) ed aggrega 20 organizzazioni di olivicoltori. L’APO-UNASCO istituzionalmente è vicinissima a tutti produttori, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda, e fornisce un’assistenza tecnica a tutta la filiera che è finalizzata a raggiungere un prodotto d’eccellenza. La missione dell’UNASCO, però, si rivolge anche al consumatore grazie al progetto di rintracciabilità che consente di avere la massima garanzia sulla qualità e provenienza del prodotto. L’olio extravergine d’oliva oggi si ottiene partendo da un frutto sano raccolto tra ottobre e novembre nel periodo dell’invaiatura, quando le olive presentano il maggior contenuto in polifenoli e c’è la massima esplicazione delle singole caratteristiche delle cultivar. La trasformazione delle olive nel frantoio è una fase fondamentale per ottenere un prodotto finale di alta qualità tanto quanto lo è il lavoro svolto nella prima fase. Le olive,infatti, una volta raccolte, defogliate e lavate, devono essere molite in tempi rapidi per evitare l’innescarsi di fenomeni di degradazione. La gramolazione, infine, non deve essere un processo troppo lungo( 20/25 minuti) ed una volta estratto l’olio, infine, si passa allo stoccaggio in contenitori di acciaio inox. Il Presidente dell’APO-UNASCO Catanzaro, dott. Luigi Canino, che è anche Presidente nazionale UNASCO, ha concesso in esclusiva un’intervista a ‘Calabria a Tavola’ per tracciare un bilancio della situazione dell’olivicoltura nel capoluogo di regione e nella provincia dove ormai si concentra una elevata produzione di olio extravergine.

Presidente, quanto olio si produce in Calabria?« Il patrimonio varietale della Calabria è molto ampio e all’incirca la metà delle cultivar nazionali si trova nella nostra regione, ed ogni provincia ha la sua varietà d’elezione. La Calabria nella produzione di olio è la seconda regione d’Italia, subito dopo la Puglia, si tratta di un dato importantissimo che ancora non emerge con sufficiente evidenza».

Quante sono le etichette ‘made in Calabria’?«Non è problema di marchi calabresi, quelli ci sono, piuttosto si tratta di piccole produzioni che incontrano molti ostacoli nell’inserirsi nel mercato in quanto vanno a competere con l’industria, e alla fine gran parte dell’olio viene venduto sfuso. Pensi che nella G.D.O. ci sono oli venduti a € 2.80/2.90 , con questi prezzi il piccolo produttore non riescirebbe ad ottenere la giusta remunerazione. La differenza tra gli oli, comunque, si calcola non solo sul prezzo ma con quello che c’è dentro la bottiglia».

C’è la possibilità che in Calabria la produzione di olio extra-vergine diventi ancora più rilevante?«La Calabria ha compiuto dei passi molto importanti, ma c’è ancora la necessità di promuovere l’associazionismo ed unire i diversi soggetti produttori, da quello piccolo a quello più grande, e possibilmente creare un marchio unico. Oggi c’è ancora frammentarietà è c’è l’esigenza di creare dei siti di concentrazione dell’olio per soddisfare più facilmente le richieste ma anche per avere un più alto valore aggiunto. Come UNASCO stiamo lavorando anche su questo versante».

Presidente, c’è una criticità in particolare che urge superare al più presto? «Sono convinto che nell’era della globalizzazione essere divisi non porta da nessuna parte. Purtroppo persiste una scollamento nella filiera ,tra produttore e frantoi ano, che non è stato possibile ancora ricomporre nonostante nell’ultimo ventennio ci sia stato un forte cambiamento generale ed anche di mentalità. Oggi è importante che le diverse categorie trovino unità ed obiettivi comuni per consentire alla olivicoltura calabrese di raggiungere nuovi traguardi».

Massimo Ranieri

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